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Gaeta, 165 anni dopo: la memoria che ci tiene uniti

Domenica 15 febbraio 2026 una delegazione dell’Associazione ha preso parte a Gaeta alle commemorazioni per il 165º anniversario della caduta della Fortezza. Una giornata intensa, che non è stata soltanto rievocazione storica, ma soprattutto memoria viva, identità condivisa, appartenenza a radici che ancora parlano al presente.

La mattinata si è aperta con la Santa Messa nella Chiesa della SS. Trinità della Montagna Spaccata, celebrata in onore di S.M. Re Francesco II, di S.M. Regina Maria Sofia e di tutti i soldati che offrirono la propria vita per difendere il loro Re e il loro Regno. Un momento di raccoglimento profondo, quasi sospeso nel tempo, nel quale la preghiera si è intrecciata al ricordo, restituendo dignità e silenzio a ciò che spesso viene archiviato frettolosamente come “passato”.

Terminata la celebrazione, il cammino è proseguito con la salita verso la Fortezza, fino ai bastioni: lì dove la storia ha lasciato segni visibili e ferite che si percepiscono ancora, anche solo poggiando lo sguardo sulle mura. È stato impossibile non ripensare a quanto accadde in quei giorni: nonostante la resa firmata dal Sovrano, i soldati piemontesi — su ordine del Gen. Cialdini — continuarono a bombardare, fino a colpire la polveriera della batteria “Transilvania”, provocando centinaia di morti tra militari e civili. Un episodio che, al di là delle letture di parte, racconta con crudezza la violenza della guerra e il prezzo pagato da tanti giovani soldati e dalla popolazione, un dolore che ancora oggi stringe il cuore.

Particolarmente toccante è stato l’alzabandiera, seguito dal ricordo dei Sovrani e dei caduti. Momenti essenziali, senza clamore, capaci però di restituire senso: perché la memoria non è un esercizio sterile, ma un atto di responsabilità.

Nel corso della commemorazione è intervenuto anche il Sindaco di Gaeta, Cristian Leccese, con parole chiare e sentite: non un invito a un nostalgico ritorno al passato, ma la richiesta di custodire la memoria come fondamento dell’identità. Perché senza memoria non c’è futuro, e i giovani devono poter riconoscere da dove vengono per comprendere fino in fondo chi sono.

A chiudere, anche il saluto del parroco, che ha ricordato un gesto semplice e potente: ogni giorno, dalla Chiesa, sale alla Fortezza per una preghiera, perché quel sacrificio non venga dimenticato. Un segno concreto di fedeltà al ricordo, che diventa testimonianza quotidiana.

Tornando da Gaeta, ciò che resta non è solo una data sul calendario o una pagina di storia: resta la consapevolezza che ricordare è un dovere, e che la memoria, quando è vissuta insieme, diventa comunità. È questo il senso più profondo della nostra presenza: custodire, trasmettere, dare voce a ciò che non deve andare perduto.

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